In molte regioni del sud Italia, ma sempre più spesso anche al nord, migliaia di lavoratori stranieri provenienti principalmente dall’Africa sub-sahariana danno vita ogni anno a villaggi temporanei in prossimità delle aree in cui maggiore è la richiesta di manodopera.
Capanne, tende, abitazioni di terra e pietra, cartoni, plastica. Sono questi gli shelters dei braccianti impiegati nelle raccolte stagionali.
I contratti di lavoro ci sono e non ci sono, le paghe invece sono sempre le stesse: 25 euro al giorno. La casa? Si fa con quel che si trova.
Una casa con niente.
BÄRAKKÄ è la casa dei working poor, cioè di coloro che oggi, sempre più numerosi, vivono una condizione di povertà pur lavorando. Una casa precaria, di cartone, quella dei contratti a chiamata, dei contributi non versati, del sottocosto che impone competizione tra braccia diverse e monocultura.
La casa che non c’è, nonostante in Italia siano 18 miliardi i metri cubi edificati a fronte di un fabbisogno aggregato pari ad un terzo di quello costruito.
















